Stanchezza occasionale, il poco che fa bene

Stanchezza occasionale, il poco che fa bene
Forse la stanchezza più “sana” di tutte: quella dovuta agli sforzi fisici o mentali, magari di significativa entità, ma di breve durata. Sempre più persone decidono di lasciare ambienti altamente usuranti per abbracciare uno stile di vita più a contatto con la natura. I motivi di questa scelta sono certamente diversi e personali, ma spesso alla base c’è il desiderio di modificare la ragione del nostro stress: alle riunioni interminabili si sostituiscono i lavori manuali, alla vita da divano si sceglie una passeggiata. La protagonista assoluta di questo cambiamento è la Generazione Z, un modo un po’ sterile per collocare le persone nate indicativamente fra il 1997 e il 2010. Sono loro, i giovani definiti “nativi digitali”, ad aver sviluppato il bisogno di un contatto più diretto e consapevole con la natura e i suoi processi. Secondo diverse ricerche, per portare un esempio concreto, questa generazione tende a essere sempre connessa online, ma preferisce in ogni caso stringere relazioni nella vita reale, con una netta predilezione per il contatto e lo scambio offline. Questi paladini di un equilibrio che altre generazioni non hanno conosciuto sembrano apprezzare particolarmente la stanchezza derivante da uno sforzo fisico piuttosto che da accumulo.

La stanchezza puntuale è una stanchezza benefica.

Quando la stanchezza arriva dopo uno sforzo fisico intenso o dopo un lavoro concettuale ad alta intensità, il corpo di manda un chiaro segnale: la necessità di tempo per riprendersi. Se è vero che il tempo è un lusso, è anche innegabile che si stia sviluppando una maggiore consapevolezza in merito alla sua gestione. Fortunatamente c’è un senso di colpa sempre minore quando si tratta di ritagliarsi un momento per se stessi, senza la necessità di “riempirlo” con qualcosa che tenga impegnati per forza (come la consultazione compulsiva dei social network). Il picco di stanchezza è salutare per il messaggio che manda e per ciò che rappresenta: l’organismo avverte l’esigenza di rigenerarsi, prendere sonno diventa un’impresa più semplice, l’appagamento di aver compiuto una piccola grande impresa produce un senso di benessere diffuso. Questo tipo di stanchezza è di facile gestione, perché riconducibile a un impegno preciso collocato in un momento che inizia e finisce.

Se non lo usi, lo perdi.

In America non è raro sentire un anziano in forma dire “if you don’t use it, you’ll lose it”, ossia “se non lo usi, lo perdi”. L’esercizio mantiene muscoli e cervello in attività: non importa che questo sia intenzionale, come un allenamento, o derivante da un lavoro particolarmente intenso. Siamo nati per trovare equilibrio nel movimento ed è proprio la stanchezza correlata a questo che si preoccupa di indicarci la via: la stanchezza ci invita a restare in ascolto dell’organismo per evitare di strafare e danneggiarlo; ci permette di riflettere sui nostri limiti fisici, guidandoci nella considerazione di ciò che è benefico e ciò che non lo è (o non lo è più); ci avvisa del corretto mantenimento di tutti quei meccanismi biologici che necessitano di uno stimolo per continuare a performare al meglio.

L’Aloe contro la stanchezza? Un processo indiretto.

Pensando all’Aloe vera e ai suoi benefici, il collegamento fra stanchezza e depurazione non è così immediato. In realtà il corpo che avverte stanchezza a seguito di un impegno fisico o mentale non protratto più del dovuto sta facendo esattamente il suo mestiere. Invece di supportarlo sostanze energetiche dall’effetto eccitante che potrebbero mandarlo verso un effetto di ricaduta, l’Aloe vera lo aiuta a depurarsi dalle tossine sostenendo l’attività degli organi emuntori adibiti alla sua purificazione. Un organismo purificato è lo stesso organismo che trae il massimo beneficio dal momento di riposo, poiché non viene “distratto” dalla necessità di ripulirsi da sostanze nocive e può concentrarsi su se stesso. In questo caso scegliere un prodotto come il Succo Puro d’Aloe significa regalare sollievo al corpo, permettendogli di rispondere in modo naturale ai suoi bioritmi.