Non è solo colpa del cortisolo: c’è una squadra di ormoni che decide la tua fame (e il tuo peso)
Ormoni, fame, peso e stress: perché non è solo colpa del Cortisolo
Sentiamo spesso parlare del Cortisolo come “nemico pubblico numero uno” della linea. Lo chiamano ormone dello stress e gli attribuiscono la colpa di ogni centimetro di troppo sul girovita. Ma la verità è che il rapporto tra ormoni e fame è un’orchestra complessa: se uno strumento stona, tutti gli altri ne risentono. Se senti di avere un appetito incontrollabile, è il momento di conoscere i veri protagonisti del tuo metabolismo.
Non è solo colpa del cortisolo: c’è una squadra di ormoni che decide la tua fame (e il tuo peso)
Se senti di avere una fame incontrollabile o se la bilancia non si muove nonostante gli sforzi, è il momento di conoscere gli altri protagonisti di questa storia.
Una volta il cortisolo era il nostro migliore amico
Per i nostri antenati, il cortisolo era un prezioso meccanismo di sopravvivenza. Basta immaginarsi un uomo primitivo che si imbatte improvvisamente in un predatore: in quel momento di puro terrore, il cortisolo entra in azione come un fulmine. Insieme all’adrenalina, era lui a fornire un’immediata sferzata di energia, aumentando i livelli di glucosio nel sangue per alimentare i muscoli e permettere la celebre reazione di attacco o fuga.
Una volta scampato il pericolo, i livelli ormonali tornavano rapidamente alla normalità. Il problema dell’uomo moderno è che il nostro corpo reagisce a una scadenza di lavoro o a una coda in tangenziale esattamente come reagiva davanti a una tigre a denti sciabolati: la differenza è che oggi lo stress non si spegne mai, trasformando un salvavita ancestrale in un compagno ingombrante e cronico.
Oggi anche il cortisolo, come noi, è sotto pressione
Il cortisolo è essenziale, come abbiamo visto: ci dà l’energia per alzarci al mattino e rispondere alle emergenze. E abbiamo visto che, quando lo stress diventa cronico, il cortisolo invia un segnale costante al cervello: “Siamo in pericolo, accumula energia!”. Ora, sul fatto che l’ennesima riunione possa rappresentare una fonte di stress siamo d’accordo, ma dobbiamo far capire al cortisolo che grazie, ma la nostra vita non è in pericolo.
Come agisce il cortisolo sugli ormoni?
Per mettere più energia a disposizione del nostro organismo, il Cortisolo alza i livelli di glucosio nel sangue e conseguentemente quelli dell’insulina. La maggiore
produzione di insulina altera il microbiota intestinale e abbassa la secrezione di GLP-1, conosciuto anche come l’ormone del dimagrimento.
Per indurci a mangiare di più, il Cortisolo aumenta i livelli di grelina, l’ormone della fame, e dall’altra parte, diminuisce i livelli di leptina, l’ormone della sazietà. Infine, influenza negativamente la produzione di estrogeni con conseguente impatto sul modo in cui si distribuisce il peso nel corpo.
Il cortisolo ha dei complici
Insulina, custode dello zucchero e d ell’energia
L’insulina gestisce i livelli di glucosio nel sangue. Quando mangiamo troppi zuccheri raffinati, i picchi di insulina portano a un rapido calo degli zuccheri poco dopo, scatenando quella che chiamiamo “fame chimica”. Se l’insulina è sempre alta (iperinsulinemia), il corpo entra in modalità “accumulo” e blocca la capacità di bruciare i grassi.
Glp-1, il messaggero della sazietà
Se il cortisolo è l’acceleratore dello stress, il GLP-1 (Glucagon-Like Peptide-1) è il mediatore della calma metabolica. Prodotto dall’intestino dopo i pasti, questo ormone svolge un compito cruciale: comunica al cervello che il cibo è arrivato e che è ora di smettere di mangiare.
Ma fa molto di più. Rallenta lo svuotamento gastrico, per esempio: anche se suona davvero molto male, fa sì che lo stomaco si svuoti più lentamente, prolungando la sensazione di pienezza. Stimola la produzione di insulina solo quando serve (ovvero quando mangiamo), evitando pericolosi picchi glicemici.
Spesso, a causa di diete squilibrate o infiammazione cronica, la produzione naturale di GLP-1 si riduce, lasciandoci con una fame costante che non sembra mai placarsi. Stimolare la sua produzione naturale attraverso fibre prebiotiche e una corretta igiene alimentare è una delle chiavi più moderne per il controllo del peso.
Grelina, la sveglia della fame
Prodotta dallo stomaco, la grelina è l’esatto opposto della leptina: è l’ormone che accende l’appetito. Sapevi che dormire poco fa impennare la grelina e crollare la leptina? Ecco perché dopo una notte insonne divoreresti qualsiasi cosa.
Leptina, il freno a mano della fame
Prodotta dalle cellule adipose, la leptina è l’ormone della sazietà. Dovrebbe dire al cervello: “Basta così, siamo pieni”. Paradosso? Forse: nelle persone in forte sovrappeso, può verificarsi la “resistenza alla leptina”. C’è molta leptina in circolo, ma il cervello non riceve più il segnale.
Risultato? Continui ad avere fame anche se hai energia a sufficienza.
Esistono degli attivi che possono supportare l’equilibrio?
Sicuramente bisogna partire dalla causa principale, che spesso è lo stress: non potendo rimuoverlo (e comunque la completa rimozione dello stress avrebbe risvolti molto negativi), è necessario agire sui meccanismi di adattamento. Fosfatidilserina e Tulsi sono un ottimo esempio di questo genere di attivi.
Se il cortisolo è l’ormone che “agita” le acque del nostro metabolismo, il Tulsi (Basilico Sacro) è l’ancora che riporta la calma. Definito nella medicina Ayurvedica come “elisir di lunga vita”, il Tulsi appartiene alla categoria delle piante adattogene. ll Tulsi agisce direttamente sull’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, aiutando a modulare i livelli di cortisolo.
Abbassando lo stress percepito, si riduce automaticamente quel desiderio compulsivo di carboidrati e dolci tipico dei momenti di tensione. Studi recenti suggeriscono che il Tulsi non si limita a calmare la mente, ma aiuta anche a mantenere livelli di zucchero nel sangue più stabili, supportando l’azione dell’insulina e del GLP-1. Sappiamo che un cortisolo costantemente alto genera infiammazione, che a sua volta blocca il dimagrimento.
Il Tulsi interviene spegnendo questi piccoli “incendi” metabolici, permettendo al corpo di tornare a funzionare in modo efficiente. Inserire il Tulsi nella propria routine non significa solo gestire la fame, ma insegnare al corpo a rispondere agli impegni quotidiani senza attivare costantemente il segnale d’allarme che porta all’accumulo di grasso (soprattutto quello viscerale).
Il Tulsi merita un approfondimento!
Curiosità. Il nome Basilico Sacro (in sanscrito Tulsi, che significa “l’Incomparabile”) non è un semplice epiteto botanico, ma affonda le radici in millenni di tradizione spirituale, medica e culturale, rendendolo una delle piante più venerate al mondo. Nell’Induismo, il Tulsi non è solo una pianta, ma l’incarnazione terrena della dea Lakshmi, divinità dell’abbondanza, della bellezza e della fortuna. È considerata la sposa di Vishnu, una delle divinità principali del pantheon indiano.
Possedere una pianta di Tulsi in casa è considerato un segno di devozione che garantisce protezione e purificazione spirituale all’intero nucleo familiare. Tradizionalmente, il Tulsi viene coltivato in appositi vasi decorati posti all’ingresso delle case o nei cortili dei templi. Oltre alla valenza spirituale, questa usanza aveva un senso pratico: il Basilico Sacro ha proprietà antibatteriche e insetto-repellenti naturali.
“Sacralizzare” la pianta era il modo migliore per assicurarne la diffusione e proteggere la salute della comunità attraverso la purificazione dell’aria e dell’ambiente. In Ayurveda, il Tulsi è soprannominato “La Regina delle Erbe” o “La Medicina Madre”. È considerato un Rasayana, ovvero un rimedio capace di promuovere la longevità e ringiovanire i tessuti.
La sua sacralità deriva dalla sua incredibile versatilità: è una delle poche sostanze naturali ritenute capaci di equilibrare i tre Dosha (Vata, Pitta e Kapha), ovvero le energie vitali del corpo.
A differenza del nostro basilico culinario (Ocimum basilicum), l’Ocimum sanctum ha un aroma più intenso, che ricorda i chiodi di garofano e l’incenso. Questo profumo era considerato un mezzo per elevare la mente, favorire la meditazione e connettere l’individuo alla propria sfera spirituale, riducendo le “scorie” emotive del quotidiano.
Vanno citati anche inositolo e cromo, utili per mantenere i normali livelli di glucosio nel sangue; rodiola e gelso bianco sono conosciuti per supportare naturalmente la produzione di GLP-1 da parte dell’organismo; cacao e gymnema sono utli per contrastare il senso di fame; guar e carruba favoriscono il senso di sazietà; infine non è da sottovalutare nemmeno l’integrazione di fitoestrogeni, purché in una combinazione che ne garantisca l’assorbimento da parte dell’organismo.
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